Prandelli e la "bella storia da raccontare". Ma il lieto fine dov'è?

"Sapeva di non essere nei 23 ma l'ho convocato, al posto di un giocatore stimato da dieci anni, perché poteva essere una bella storia da raccontare" ma alla fine Prandelli ha finito per ferire due persone e non ha concesso nessun lieto fine. Questa in sintesi la spiegazione della sua scelta di lasciar fuori Giuseppe Rossi e la risposta alle tante polemiche nate con lo stesso giocatore ('io fuori forma? Che ridere'), con l'entourage che si è detto sorpreso dell'esclusione e con tutta Firenze (e non solo) che si è stretta intorno a Pepito scagliandosi contro l'ex tecnico viola. Se la tifoseria viola, dopo l'addio alla Fiorentina, era divisa tra innamorati a spada tratta di Prandelli e suoi detrattori! la sua scelta ha fatto di sicuro pendere l'ago della bilancia a favore dei secondi. Ha scricchiolato anche la fiducia e l'amore dei suoi più fedeli difensori. "Queste reazioni non me l'aspettavo - esordisce Prandelli in conferenza stampa in cui spiega "Con Giuseppe Rossi mi sono incontrato a Coverciano il 7 maggio alle 18: i tempi che erano previsti non sono stati attutati in campo, la finale di coppa Italia Pepito l'ha giocata pochi minuti. Sono andato con l'intenzione di dirgli che non era nei trenta. Ma poi ho capito che poteva essere un bel messaggio per tutti e lui mi mi ha detto 'ti sorprenderò'. In quel momento però gli ho detto che non era nei 23, gliel'ho ripetuto, però poteva essere una bella storia da raccontare. Gli ho anche detto che è stata una decisione sofferta, anche perché ho dovuto lasciar fuori un ragazzo che per 10 anni ho sempre fatto giocare e stimato. Ho accettato questa sfida ma gli ho ripetuto più volte "non sei nei 23".
Insomma Prandelli lascia fuori il fido Gilardino che tra l'altro ci rimane malissimo e si sente tradito dal ct che non gli ha fatto neanche una telefonata per avvertirlo dell'esclusione dai 30, perché voleva dare un segnale a chi subisce un infortunio, uno stimolo ad impegnarsi e credere in qualcosa. 'Era una bella storia da raccontare' ma le storie dovrebbero anche avere un lieto fine, cosa che non è accaduta appunto e che lascia, sinceramente, ancora più perplessità su questa decisione di pre-convocarlo, come dire 'se ci va bene farò un figurone'. "Lui ha lavorato, sempre bene, con entusiasmo. Il primo giorno ho detto che "lui in ogni caso aveva vinto". Ma ognuno sapeva qual era il suo ruolo. Abbiamo visto i filmati degli allenamenti, i test fisici erano positivi, qualcos'altro meno, ma prima della partita con l'Irlanda gli ho detto: voglio vedere qualcosa in più in campo, vorrei vedere quei gesti che inconsciamente un giocatore fa dopo aver subito un trauma, voglio vedere un attaccante che gioca da attaccante, non a centrocampo (il dubbio è allora perché non convocare un altro centravanti come Gila o Toni se voleva quel tipo di giocatore, ndr). L'ho messo davanti, togliendo anche Immobile: e ho visto quello che dovevo vedere. Non mi son voluto prendere un rischio così grande dei confronti della mia squadra, dei miei giocatori, della Fiorentina e dei tifosi della Fiorentina: gli ho comunicato che non aveva completato il percorso di guarigione".
Questa scelta come detto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso ad una Firenze: "Ogni città difende il suo idolo: il nostro ruolo è quello di fare delle scelte. La delusione è quando si cerca di non essere corretti. I social network fanno parte della vita ormai, significa che c'è tanta solitudine. Ho rivissuto i giorni di Calciopoli, quando Della Valle diceva 'male non fare paura non avere'. Io non ho fatto del male a nessuno, sono stato chiaro con tutti. Se ci sono scelte non condivisibili fa parte del lavoro: ma dovrebbe finire lì. Certe affermazioni ripetute sono violenze. Rossi che dice 'ero il migliore nei test'? I suoi dati erano buoni, altri meno. Non è tanto quello" chiosa Prandelli. Le reazioni sui social non sono però favorevoli al ct, accusato di 'falsità. Insomma le sue parole non hanno convinto i più. Parole che comunque chiudono la vicenda. Una polemica dalla quale sono lontane le migliaia di persone accorse al Curi per vedere l'allenamento a porte aperte alla vigilia della partita Italia-Lussemburgo. Un bagno di folla che di sicuro ha tranquillizzato il ct e tutta la squadra, applauditissima dai perugini. La formazione, già annunciata è formata da Buffon, Abate, Barzagli, Chiellini, De Sciglio, De Rossi, Pirlo, Verratti, Candreva, Marchisio, Balotelli. Il 5 poi la partenza per il Brasile e quella sì che si spera sia una bella storia da raccontare.