L'Italia naufraga, Prandelli si dimette vittima del suo stesso progetto tecnico

L'Italia affonda al mondiale, oltre al Costa Rica agli ottavi va l'Uruguay grazie al gol di Godin, e Cesare Prandelli si dimette. Con parole di grande amarezza, oltre che per il fallimento tecnico, per le critiche ricevute dopo la firma del nuovo contratto "io non rubo i soldi a nessuno, come mi è stato detto, qualcosa da allora è improvvisamente cambiato" dice. E, giustamente, si dimetterà anche il presidente federale Abete (dimissioni per lui irrevocabili). Raccogliamo tutti i cocci insomma e ripartiamo da zero, chissà magari con Allegri (voci di corridoio). Peccato per l'Italia, perché ci eravamo illusi di aver trovato in Prandelli un ottimo ct, capace di far riaffezionare il pubblico alla Nazionale, e un'ottima persona, cultore del bel gioco e del fair play, capace di un secondo posto agli europei ed un terzo alla Confederations Cup.
Diciamoci la verità, però, quest'Italia stavolta non convinceva nessuno. Espressione di un calcio purtroppo piccolo piccolo, come quello italiano appunto, senza qualità in campo e troppo sperimentale. Prandelli due anni fa ci aveva preso per mano, illudendoci che il bel calcio e i risultati della Nazionale potessero riscattarci da risultati dei club imbarazzanti a livello internazionale e dalla fuga di campioni dal nostro campionato, sempre più bistrattato. Il pubblico lo ha seguito ed ammirato per questo. Ma, due anni dopo, quella certezza sembra averla persa proprio il ct stesso. Confuso nelle convocazioni, nelle giustificazioni, nel codice etico troppo elastico per qualcuno, nei test fisici ed atletici che hanno premiato giocatori che tanto bene poi non stavano ma soprattutto in sperimenti di moduli e giocatori di cui nessuno ha beneficiato. E ci aveva illuso anche la prima partita contro l'Inghilterra ma, dopo due sconfitte consecutive con il Costa Rica il 20 e l'Uruguay oggi, è giusto tornare a casa. L'arbitro con la Celeste non ci ha aiutato di certo, i suoi errori sono evidenti, dal rosso a Marchisio (il fallo comunque c'è) al morso di Suarez a Chiellini (ma esiste la prova tv in questo caso?), compreso però un rigore che poteva dare all'Uruguay per un fallo di Bonucci su Cavani. In dieci è diventato più difficile contenere la voglia di mondiali dell'Uruguay, fino all'incornata di Godin appunto. L'uscita nell'intervallo di un deludentissimo Balotelli (sul quale più di tutti Prandelli aveva puntato) d'altronde ha messo in evidenza tutta l'inesperienza di Immobile e la carenza di attaccanti di razza (Insigne e Cerci già l'avevano mostrata contro il Costa Rica) ma sarebbe inutile rimpiangere gli assenti come Rossi, Gilardino e Toni. Trovo corretto il discorso di Buffon, che è giusto dare responsabilità ai veterani come lui, ma poi.... "spesso si sente dire che c'è bisogno di ricambi, che Buffon, Pirlo, De Rossi, Chiellini e Barzagli sono vecchi, la verità è quando c'è da tirare la carretta, questi sono sempre in prima fila. Ma in campo bisogna fare, e non basta il potrebbe fare o magari li farà. In campo si vede chi c'è. E chi non c'è non c'è" in tutti i sensi insomma, additando i "nuovi arrivati" e magari lo stesso Balotelli che più di ogni altro ha tradito. D'altronde Prandelli si giustifica "in Italia non ci sono quel tipo di giocatori, per questo ti devi inventare un progetto tattico". Ed è proprio su quel progetto e sulle sue scelte, sui 21 giocatori schierati in tre partite senza venirne a capo, che Prandelli si è scontrato. Le sue dimissioni devono ancora essere accettate, in realtà, ma sembrano dovute, da galantuomo qual è lui perché ora l'amarezza è tanta, per il ct e per i tanti tifosi che hanno creduto in lui.